
Un momento della commemorazione
Biassono (Monza) - "Lavoro qui da una vita. Questa zona è utilizzata come un autodromo abusivo da almeno sette anni. Venerdì, sabato, domenica. Pomeriggio, sera e notte. Polizia e carabinieri, a volte, vengono. Poi, torna tutto come prima. Oggi siamo qui a piangere un ragazzo di 16 anni. Se non si farà niente, fra tre mesi magari saremo di nuovo qui a versare altre lacrime". Sono le parole di un imprenditore che ha gli uffici che si affacciano su via Friuli, nella zona industriale di Biassono, durante il raduno spontaneo di circa 700 persone in memoria di Christian Donzello, il giovane monzese deceduto dopo l’incidente in moto della domenica precedente.
Una testimonianza che avvalora una situazione grave e radicata qui (come in tante altre zone della Lombardia), come evidenziato anche dai 12 bossoli di pistola a salve trovati proprio in quel tratto di strada e almeno sei video su Youtube con le immagini di starter e gare a tutto gas fra gruppetti di baby motociclisti, tra due ali di folla.
"Vengano messi almeno dei dossi lungo questi rettilinei", ha chiesto l’imprenditore, rivolgendosi al sindaco Luciano Casiraghi che ha partecipato alla manifestazione promossa dagli amici di Christian, durante la quale ha incontrato anche la famiglia delle giovane vittima. "Non servono a niente", ha replicato il primo cittadino, che ha fatto un duplice appello, prima ai genitori, "perché il ruolo della famiglia è fondamentale, controllate dove vanno i vostri figli e verificate che si rechino in luoghi sicuri", poi ai ragazzi stessi, "state attenti quando andate in moto e non andate fuori dalle regole, purtroppo fino a una certa età non comprendete a pieno quelli che sono i rischi reali che correte".
"Christian ha pagato per tutti", ha detto il padre, prima che scoccassero le 16.30, l’orario del drammatico impatto, scandite dal lancio dei palloncini bianchi e blu in cielo, con quello striscione scritto dagli amici sul luogo dell’incidente: "Impenna lassù per noi". Una tragedia che ha sconvolto tutti, soprattutto coloro che conoscevano e apprezzavano un bravo ragazzo che viveva per la sua moto ("la montava, smontava e rimontava", aveva raccontato un amico) e sognava di diventare un grande meccanico.
Un sogno spezzato da quell’accelerata fatale contro la macchina che aveva svoltato in via Friuli. Una tragedia che, ogni weekend, rischia di essere replicata dove centinaia di giovani biker si ritrovano tra "spari", impennate, evoluzioni e sfide: "Ci sono un sacco di posti, in Brianza, a Lecco, a Como, a Milano", racconta un 18enne della zona.