STEFANIA TOTARO
Cronaca

Davide Erba, corsi ai dipendenti “fantasma” per coprire debiti a cinque zeri

Oltre alla bancarotta, all’imprenditore brianzola viene contestata l’indebita compensazione di crediti d’imposta: “Ha usato i costi della formazione per oltre 50 persone quando invece erano 15 e poi 7”

Davide Erba vive da Dubai da un paio di anni

Davide Erba vive da Dubai da un paio di anni

“Debiti tributari a cinque zeri compensati dopo la notizia delle indagini con un’attività sistematica di compensazioni con crediti certificati”, come i “costi di formazione per oltre 50 dipendenti dal 2020 al 2022 quando, invece, per l’Agenzia delle Entrate, i dipendenti erano 15 e sono poi diventati 7”. C’è questo, secondo i pm Carlo Cinque e Marco Giovanni Santini, alla base del secondo sequestro di documentazione contabile, pc e telefonini delle società di Davide Erba, indagato in relazione al suo ruolo di editore dello storico bisettimanale Il Cittadino.

Ieri al Tribunale del Riesame la discussione del ricorso presentato dai difensori di Erba, gli avvocati Attilio Villa e Monica Gambirasio, che sono riusciti a ottenere l’annullamento del primo sequestro sostenendo, tra l’altro, che non esiste alcuna istanza di fallimento del giornale su cui basare il reato di bancarotta fraudolenta.

I magistrati hanno aggiunto l’ipotesi di indebita compensazione di crediti di imposta e hanno disposto nuovamente il sequestro dell’intero materiale, riguardante anche la Midarex srl di componenti elettronici e la Midatronics srl di informatica, prima ancora che venisse restituito. Per quanto riguarda la presunta bancarotta fraudolenta, i pm hanno sostenuto che stanno “verificando se ci sono i presupposti e il sequestro probatorio è un atto di indagine necessario se c’è una notizia di reato e la Procura deve procedere all’accertamento dei fatti”. Sulle presunte indebite compensazioni “il dubbio è che questi crediti, di cui manca la documentazione, non esistano”, quindi “la sistematica omissione del versamento di imposte potrebbe rivelarsi dolosa” ed essere “ulteriore indizio che i soldi non ci sono ed elemento a sostegno dell’ipotesi di bancarotta fraudolenta”.

I difensori dell’imprenditore che da un paio di anni vive a Dubai, a cui i giudici hanno chiesto di avere gli originali delle procure legali firmate da Erba, hanno ribadito la loro convinzione che questi sequestri siano disposti “a strascico per arrivare a nuove contestazioni”.