
Una donna assieme ai suoi amici lo costringeva a prelevare denaro e fare bonifici "Mi ero invaghito, ma minacciava di farmi del male per comprarsi la droga".
"Se non fai come ti dico, questa volta le prendi". E con altri complici si è fatta consegnare denaro per mesi da un 30enne, ora seguito da un amministratore di sostegno, che si era invaghito di lei e delle sue promesse di concedersi. Fatti contestati dal 2022 fino al gennaio 2023 che ora hanno portato alla sbarra davanti al Tribunale di Monza altri tre 30enni brianzoli, la donna D.P. e due uomini, R.O. ed E.C. Le accuse a vario titolo sono quelle di estorsione, rapina e lesioni personali. A ripercorrere in aula la vicenda è stato lo stesso trentenne, che aveva presentato diverse denunce ai carabinieri, ma non si è costituito parte civile al dibattimento per riottenere i circa 4 o 5mila euro che sostiene di avere sborsato.
"D. l’ho conosciuta nel 2022 e mi sono infatuato di lei, che sembrava ricambiasse i miei sentimenti - ha raccontato il 30enne, che lavora e vive da solo - All’inizio ho iniziato a darle io del denaro. Ma quasi subito sono iniziate le minacce. Mi aspettava sotto casa insieme a qualcuno, sempre di sesso maschile, che si metteva alla guida della mia auto e andavano a comprare la droga, a Seregno oppure a Lentate sul Seveso - ha raccontato la presunta vittima - Oppure lei mi obbligava a fermarmi al bancomat a prelevare, 100 o 200 euro alla volta. Se mi rifiutavo, mi diceva che me le dava e io temevo per la mia incolumità". Poi sarebbero iniziati anche i bonifici. "Lei mi diceva quale era il numero di Iban per fare il bonifico dal mio telefono cellulare e R.O. controllava dal suo telefonino se le somme gli venivano accreditate. Andavamo sotto casa di quell’uomo che scendeva per il bonifico, una volta l’abbiamo fatto anche a favore della madre", il ricordo, qualche volta aiutato dal pm con le contestazioni delle dichiarazioni già presentate nelle denunce alle forze dell’ordine. Alle presunte estorsioni si aggiungono le accuse di rapina e lesioni. "Una volta mi ha citofonato a casa, non smetteva e ho dovuto aprirle. Ha iniziato a spogliarsi, si avvicinava e mi toccava per rovistare dentro le tasche, da dove ha preso una decina di euro. Quando mi ha chiesto soldi e io mi sono rifiutato, mi ha stretto una mano sul collo e mi ha morso un braccio". Quella volta era scattato il pronto soccorso oltre all’ennesima denuncia. "È finito tutto quando mia mamma si è accorta che sul conto corrente non avevo più i soldi per fare la spesa", sostiene il trentenne. La difesa degli imputati gli ha contestato che inizialmente ai carabinieri non aveva raccontato che la donna era entrata in casa. "Non volevo che mia mamma lo venisse a sapere", la risposta.
A ottobre la discussione del processo.