DARIO CRIPPA
Cronaca

Follia in autodromo. La Ferrari vince il Mondiale. Lui resta chiuso al Parco preso a pugni e pistolettate

Chiavi smarrite, cancelli sbarrati e uno scontro con le guardie giurate. Mezzo secolo fa, Clay Regazzoni tagliò il traguardo per primo . ma un funzionario del Comune di Milano rimase prigioniero nel circuito.

Chiavi smarrite, cancelli sbarrati e uno scontro con le guardie giurate. Mezzo secolo fa, Clay Regazzoni tagliò il traguardo per primo . ma un funzionario del Comune di Milano rimase prigioniero nel circuito.

Chiavi smarrite, cancelli sbarrati e uno scontro con le guardie giurate. Mezzo secolo fa, Clay Regazzoni tagliò il traguardo per primo . ma un funzionario del Comune di Milano rimase prigioniero nel circuito.

Gran Premio di Formula Uno. Autodromo di Monza. La tensione è alle stelle, si decide il destino di un Mondiale di Formula Uno. Clay Regazzoni in fuga riesce a tagliare per primo il traguardo, il campione uscente, l’argentino Emerson Fittipaldi, si vede sfilare da sotto il naso il titolo piloti da Niki Lauda, terzo sull’altra Ferrari. L’entusiasmo è alle stelle. Ma per un ignaro spettatore, un funzionario del Comune di Milano, comincia la serata più rocambolesca e incredibile della sua vita. Storie di piloti, vittorie, incidenti, tragedie ne sono accadute tante in questo circuito. Ma stavolta vogliamo raccontare una vicenda che, se non fosse stata riportata anche sui giornali dell’epoca, sembrerebbe inverosimile.

Siamo nel 1975 quando il protagonista di questa vicenda decide di andare ad assistere al Gran Premio di Formula Uno in corso quell’anno. È il 7 settembre, a trionfare è appunto Clay Regazzoni, mentre la Ferrari centra titolo piloti (con Lauda) e costruttori. Un giorno di festa insomma, ma non per tutti.

Lui, lo spettatore di cui stiamo per raccontare l’incredibile vicenda, è un uomo tranquillo e con una discreta posizione in Municipio a Milano. Non sappiamo se si sia divertito alla gara, ma siamo certi di un fatto: neppure il più fantasioso degli sceneggiatori avrebbe potuto immaginare cosa gli sarebbe accaduto quel giorno. Finita la gara, al momento di avviarsi per fare rientro a casa, l’uomo si accorge di non trovare più la patente di guida. Si reca dunque con un po’ di smarrimento al posto di polizia allestito in autodromo per denunciare lo smarrimento. Gli va andata bene, perché dopo poco gli viene annunciato, prima di andarsene, che il documento è stato già ritrovato e sarebbe bastato tornare negli uffici dell’autodromo per riaverlo.

Certo, una bella scarpinata, perché nel frattempo aveva già attraversato il parco a piedi ma poco importa pur di tornare in possesso della sua amata e preziosa patente. E così aveva fatto.

Il problema è che a quel punto si erano ormai fatte le nove di sera e cominciava a farsi tardi. Riattraversato di nuovo il parco e raggiunto il parcheggio dove doveva trovarsi la sua auto, il funzionario in libera uscita aveva scoperto però, con grande dispetto, che a sparire questa volta erano state le chiavi della sua vettura. Niente di irreparabile, però, dato che nel trambusto le aveva semplicemente appoggiate su una scrivania e lasciate negli uffici della direzione dell’autodromo. Che fare? Bisognava tornare di nuovo, in fretta e furia, in autodromo, anche se ormai si stava facendo decisamente troppo tardi. E infatti quando l’uomo aveva raggiunto l’ingresso si era trovato di fronte a un cancello sbarrato: con la palazzina degli uffici ormai irrimediabilmente chiusa e deserta. A quel punto, l’unico modo per uscire dall’autodromo e tornare a casa, era di fare l’autostop. Tutto inutile, nessuno degli ultimi ritardatari del Gran Premio si era fermato a dar retta all’inconsueto autostoppista. L’unico posto rimasto aperto era il ristorante dell’autodromo, almeno lì avrebbe potuto mangiare un boccone e telefonare a casa per rassicurare i suoi famigliari probabilmente ormai preoccupati per il ritardo. Alle 23, però, una volta cenato, l’uomo era ancora in mezzo al parco, alla disperata ricerca di un modo per rincasare. Dopo un lungo girovagare in un luogo che non conosceva e che con il calare delle tenebre si faceva sempre più inospitale, alla fine il funzionario si era imbattuto in due campeggiatori ancora nel parco e aveva chiesto un gettone per telefonare da una cabina pubblica.

E si era rivolto al 113. "Ci spiace, non possiamo aiutarla - era stata però la risposta - abbiamo dei guai, tutti i nostri uomini sono occupati in questo momento". Effettivamente, proprio quella sera era in corso una rivolta al carcere di Monza di via Mentana che stava dando parecchi grattacapi alle forze dell’ordine (proprio così, abbiamo verificato!). Sconsolato e anche impaurito, il funzionario aveva ripreso a girovagare come un’anima in pena nel parco sino a raggiungere la tribuna principale dell’autodromo, dove si era imbattuto in una guardia giurata in servizio davanti agli impianti televisivi.

Invece di trovare non diciamo aiuto ma almeno conforto, lo sfortunato milanese si era trovato davanti a una pistola spianata. Con la guardia che, probabilmente intimorita pure lei, aveva addirittura esploso alcuni colpi in aria a scopo intimidatorio. Scambiandolo per un malintenzionato.

Infine, almeno stando a quanto contenuto in un esposto-denuncia presentato il giorno successivo dal funzionario, la guardia, a cui pure aveva tentato di spiegare cosa fosse accaduto in quella incredibile e infinita giornata, aveva reagito prendendolo a pugni, forse ritenendo di trovarsi dinanzi a un folle o a un ubriaco. Il problema è che richiamati dal colpo di pistola esploso dalla guardia, erano intanto accorsi anche altri due colleghi che, senza stare a farsi trope domande, si erano scagliati pure loro contro lo sfortunato spettatore. Nei cui riguardi avevano proferito la minaccia: "Ti lasciamo due minuti per andartene o giuriamo che ci lascerai la pelle". Preso a schiaffoni, solo e abbandonato, a quel punto il malcapitato era riuscito quanto meno a farsi accompagnare alla stazione ferroviaria. All’alba successiva, dopo essere finalmente tornato a casa, l’uomo aveva però deciso di non dimenticare il torto subìto e aveva chiamato il suo avvocato. Con la cui assistenza aveva redatto una denuncia da sporgere in Procura nei confronti delle tre guardie giurate. Che si erano ritrovate imputate in Tribunale per lesioni personali in concorso e per minaccia. Purtroppo, non siamo riusciti a scoprire come si sia conclusa la faccenda da un punto di vista giudiziario.