GIULIANO MARIA GALIMBERTI
Cronaca

I custodi del gusto: "Non chiamatela salsiccia"

C’è chi alla luganega dà del tu: anzi, l’ha fatta addirittura rivivere. Da più di 15 anni è stata la...

C’è chi alla luganega dà del tu: anzi, l’ha fatta addirittura rivivere. Da più di 15 anni è stata la...

C’è chi alla luganega dà del tu: anzi, l’ha fatta addirittura rivivere. Da più di 15 anni è stata la...

C’è chi alla luganega dà del tu: anzi, l’ha fatta addirittura rivivere. Da più di 15 anni è stata la famiglia Viganò a riscoprire questo prodotto e a farlo assaggiare a tutti i brianzoli. Ora la diffusione è in forte crescita, altri produttori si sono aggiunti, la luganega entra sempre di più in tutte le abitazioni di Monza e Brianza e si fa conoscere oltre confine.

Per la famiglia Viganò, soprattutto, un’idea culturale per valorizzare un prodotto già descritto da Stefano Ortensio Lando nel suo “Commentari delle cose d’Italia“. L’autore invitava nero su bianco a "non ti scordar della luganega di Monscia". Niente di specifico sugli ingredienti e sulla preparazione, finché nel 1839 Francesco Cherubini nel suo vocabolario milanese-italiano scrive anche gli ingredienti e la preparazione. Ovvero "luganega, corda di Monscia - salsiccia - carne di majale sottilmente tritata, addobbata di sale e droghe e messa dentro le intestina d’agnello ben ripulite". C’è anche dell’altro, a dire il vero. "La luganega – come spiega Michela Viganò – contiene anche il formaggio grana, che le conferisce il tipico colore chiaro e il Marsala anche se in origine probabilmente era soltanto un vino invecchiato. Noi l’abbiamo riscoperta e ci colpisce vedere che qualcuno non la distingua dalla salsiccia. C’è differenza non solo nel colore, ma anche al gusto: la luganega è più dolce e al palato non ha la grassezza della salsiccia. Tutti la conosciamo perché utilizzata per il risotto, ma la stragrande maggioranza delle persone la mangia cruda". La famiglia Viganò non si è risparmiata nella promozione di questo prodotto, che ora trova riconoscimento. Non si è dedicata soltanto alla riscoperta della ricetta. L’attività è andata ben oltre ed è sfociata anche in attività di promozione a tutto campo: dalle serate a tema, ai mercatini, fino a entrare anche negli istituti alberghieri del territorio per fare conoscere un prodotto tipicamente brianzolo a quelli che saranno gli chef di domani e che, a loro volta, avranno il compito di valorizzarlo e farlo scoprire al grande pubblico.

Un’attività culturale che non è passata inosservata. Ad accorgersi di quanto stava accadendo, e ad apprezzare la bontà del prodotto, è stato anche Slow Food che a sua volta ha richiamato l’attenzione sull’attività della macelleria Viganò. Ora anche a livello nazionale hanno scoperto la luganega.

G.G.