
di Antonio Caccamo
Un muratore ucraino è stato arrestato in un cantiere edile di Concorezzo nel quadro di un’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catanzaro. L’indagine ha coinvolto 13 persone appartenenti alla locale della ’ndrangheta di Cutro e San Leonardo di Cutro, ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso. L’uomo, 31 anni, era inseguito da un ordine di custodia cautelare in carcere firmato dal Gip del Tribunale del capoluogo calabrese.
È stato rintracciato dai carabinieri della Compagnia di Vimercate assistiti dai colleghi del Comando di Sellia Marina. Deve rispondere di tentata e continuata estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso. Ora si trova nel carcere di Monza. È accusato di avere messo la notte del 13 novembre con altre 3 persone delle taniche di plastica da 5 litri contenenti benzina davanti alle saracinesche di due bar. I bidoni erano chiusi con un tappo dal quale fuoriusciva uno stoppino di stoffa. Un gesto, secondo gli inquirenti, finalizzato a costringere i titolari dei bar ad avvalersi per la fornitura di caffè di aziende riconducibili alla cosca Mannolo di San Leonardo di Cutro. L’indagine dei carabinieri è partita proprio dai due atti intimidatori. Gli investigatori hanno potuto documentare gli assetti e l’operatività sul litorale ionico-catanzarese delle articolazioni locali di ‘ndrangheta di Cutro e San Leonardo di Cutro, facenti capo alle famiglie Mannolo, Scerbo, Zoffreo e Falcone interessate a imporre la propria egemonia e il controllo sulle attività economiche. Le indagini, grazie anche alla collaborazione di alcune delle vittime, hanno consentito di ricostruire l’attività usuraria svolta dagli indagati a danno dei commercianti e dei piccoli imprenditori in condizioni di difficoltà economica, con l’imposizione di tassi usurari compresi tra il 120% e il 150% su base annua. Documentato anche il racket del “pizzo” nei confronti di imprenditori e commercianti da parte degli affiliati, soprattutto in occasione delle principali festività dell’anno.
I carabinieri in Calabria hanno posto sotto sequestro preventivo due società intestate a uno degli indagati, nonché somme di denaro, rapporti bancari, finanziari, beni mobili ed immobili per complessivi 260mila euro.