
Monza - A 7 anni dai fatti è tutto da rifare l’iter giudiziario sulla presunta truffa dei mancati pagamenti per abbonamenti a riviste delle forze dell’ordine. Ma ormai si avvicina la prescrizione. Il fascicolo penale deve tornare alla Procura di Monza per la richiesta di rinvio a giudizio perché le aggravanti del reato contestate, tra cui l’aver "ingenerato nelle vittime un pericolo immaginario" e usato il telefono che rende "difficile identificare il reo", come sostenuto dalla difesa degli imputati, sono incompatibili con la scelta della citazione diretta a processo fatta a suo tempo dai magistrati.
I fatti contestati sono accaduti tra il 2015 e il 2016. Imputate una decina di persone residenti a Brugherio e Cologno Monzese. Tra le vittime anche una mezza dozzina di preti di varie parti d’Italia. "Sono del Tribunale di Milano, la sua parrocchia ha un grosso debito per un contenzioso giudiziario su abbonamenti a riviste delle forze dell’ordine non pagati, lo può chiudere facendo un piccolo bonifico", sarebbe il raggiro, l’ennesimo di un film già visto più volte, anche grazie all’acquisto sottobanco di nominativi da vecchie liste di abbonati a riviste realmente in passato sottoscritti. E questa volta tra le parti offese (in pochi si sono costituiti parti civili al dibattimento) ci sono anche dei sacerdoti reggenti di parrocchie o diocesi, da Sora in provincia di Frosinone a Vallecrosia in provincia di Imperia, Carasco in provincia di Genova, Verbicaro in quel di Cosenza, Ragusa, Vieste, Bussoleno nel Torinese e Bosisio Parini nel Lecchese. Prelati scelti non si sa come e perché, ma comunque non perché anziani e sprovveduti, visto che si trattava di quarantenni all’epoca dei fatti.
Trentaquattro i capi di imputazione contestati dalla Procura di Monza sulla base delle indagini fatte da Fiamme gialle e Polizia di Stato in seguito al racconto dei pochi che hanno sporto denuncia. Tra coloro che sono caduti nella presunta truffa non solo preti, ma anche imprenditori e semplici cittadini. E pure una ipovedente vedova monzese di 90 anni. "Suo marito aveva sottoscritto un abbonamento ad una rivista militare che non ha mai disdetto, se non paga rischia di essere arrestata", ha raccontato al telefono il fantomatico avvocato Marangoni all’anziana nel 2016, spingendola a versare 750 euro complessive con due ricariche su una Postepay.
Ai malcapitati presi di mira arrivavano ripetute telefonate da finti giudici, avvocati, dottori dell’Agenzia delle Entrate, marescialli della Guardia di Finanza. Oppure mail dall’Agenzia Crediti Editoriali o da società di recupero crediti e uffici di mediazione, tutti allo scopo di farsi bonificare somme anche fino a 3mila euro per chiudere l’inesistente contenzioso giudiziario.