
Takoua ben Mohamed, Martina Rogato, Ameya Canovi, Enrica Fallone, Giada Zhang sono tra le figure prese in esame
Donne che affrontano pregiudizi millenari. Donne che superano barriere. Donne che cambiano il mondo. È il percorso di conoscenza che i ragazzi di 3 A e 3 D della scuola secondaria di primo grado Dante Alighieri hanno cercato di compiere nei mesi scorsi, provando a comprendere la forza delle figure femminili nel mondo di oggi.
Le donne, infatti, hanno sempre avuto un ruolo cruciale nelle società di tutto il globo, ma spesso la loro influenza è stata nascosta o marginalizzata. Oggi, in un’epoca di crescente consapevolezza e inclusività, la loro capacità di lasciare un segno nel mondo è più evidente che mai.
Tra tutte le donne che hanno cambiato il corso della storia, numerose sono le figure del passato e del presente, analizzate dai ragazzi. Un esempio è Takoua Ben Mohamed, disegnatrice tunisina che tramite la sua passione ha aiutato moltissime persone; infatti, fin dall’adolescenza si è dedicata al “giornalismo a fumetti”, sempre con l’obiettivo di raccontare, attraverso le sue tavole, realtà a molti sconosciute, quali vivere l’infanzia sotto la dittatura o il razzismo nei confronti degli stranieri, rispondendo così a una narrativa dei mass-media spesso viziata da semplificazioni. Altra donna eccezionale è Martina Rogato: secondo Start up Italia è una delle 100 donne che sta cambiando l’Italia e nel 2020 è tra i change-maker scelti da Papa Francesco per ridisegnare una nuova economia sostenibile.
La loro vita è stata caratterizzata da molti ostacoli: Takoua ha dovuto affrontare e salvarsi da diverse guerre nel proprio Paese d’origine e, una volta arrivata in Italia, ha subito gravi insulti. Invece, per Martina non è stato facile ritagliarsi uno spazio, nonostante avesse alle mie spalle un solido background di studio e di ricerca, anche nella Commissione europea. Per questo ha ripreso a studiare e a specializzarsi, fino a riuscire ad entrare nel mondo della consulenza per una grande azienda fino al 2016, sin quando non ha subito “mobbing” sul posto di lavoro ed è stata licenziata perché “non performava abbastanza”.
Sono state però queste cadute a non far cedere Martina e, come lei, tante donne che hanno subito discriminazioni: tutte hanno deciso di rimboccarsi le maniche, ritrovando confidenza nelle proprie capacità e affermandosi. Incontri significativi, volontà d’animo, passione e determinazione hanno consentito a tutte loro di sorvolare i pregiudizi, raggiungendo traguardi all’inizio impensabili per le donne.
Il percorso dunque ha permesso ai ragazzi di constatare la presenza di una netta disuguaglianza tra generi, portandoli a riflettere su cosa ciascuno di noi possa fare per migliorare le condizioni sociali delle donne. Ne hanno dedotto che basterebbe solamente affermare, una volta per tutte, che le qualità del genere femminile non sono inferiori a quelle maschili. Solo sostenendo con forza tale parità, le donne riusciranno a ricevere, una volta per tutte, il riconoscimento che meritano.