
La sede locale conta 50 dipendenti fissi e 200 autisti per 32mila pacchi al giorno
Burago (Monza e Brianza) - Anche domani i driver arriveranno, come ogni mattina, alle 7. Non andranno però a ritirare i pacchi da consegnare. A quell’ora, e fino alle 14, fuori dalla “stazione“ di Burago i sindacati hanno organizzato un presidio di protesta. Domani è il giorno del primo sciopero dell’intera filiera italiana, dagli autisti ai magazzinieri, del colosso dell’e-commerce di Jeff Bezos. In Lombardia la serrata riguarda 5mila addetti. Si fermerà anche il centro di recapito brianzolo, 5.800 metri di logistica aperti 3 anni fa in via Galilei.
Nella “station delivery“ lavorano circa 50 dipendenti fissi, età media 35 anni, che possono anche triplicare nei periodi di punta. I driver sono invece 200 "assunti da 6 società di fornitori esterni che gestiscono la consegna di circa 32mila pacchi giornalieri", dice Fabio Marani, sindacalista della Fit Cisl che segue Amazon in Lombardia. Ogni mattina il driver prima delle 7 si presenta al parcheggio per ritirare il furgone, verifica le condizioni del mezzo poi carica le “bag“ da consegnare. "Parliamo di circa 200 pacchi al giorno, ovvero 150160 consegne da eseguire". La giornata di un autista dura circa 8 ore e 50 minuti, cui va aggiunta la pausa non retribuita di 30 minuti. Finito il giro delle consegne "nel caso vi fossero danni al mezzo - spiega Marani – gli verranno contestati e addebitati i costi delle franchigie assicurative".
Con l’emergenza Covid è aumentato il numero delle driver donne. "Oggi sono circa il 5 per cento. Le condizioni di lavoro sono pesanti per tutti – precisa Sara Tripodi, sindacalista della Filt Cgil Brianza – ma ancor più per le donne che, con i bar chiusi, hanno difficoltà persino a soddisfare le esigenze fisiologiche. Lo abbiamo scritto anche all’Ats. Nel primo lockdown avevano ottenuto di far allungare la rotta fino alle aree di servizio autostradali o far rientro per andare in bagno. Oggi le aziende fanno meno concessioni". Il capannone di Burago è una delle 11 “delivery station“ italiane, che si occupa cioè dell’ultimo miglio della consegna. Ogni notte un centinaio di camion portano i pacchi già pronti, preparati da uno dei tre grandi centri di distribuzione Amazon. Qui vengono etichettati, impacchettati, suddivisi per aree di consegna, caricati sui furgoni attraverso carrelli e quindi ripartono verso i clienti brianzoli e non solo. Il grosso del lavoro si fa di notte, durante la giornata ci sono poi altre ondate di carico. Lo sciopero di lunedì è stato indetto da Cgil, Cisl e Uil dopo la brusca interruzione nella trattativa per la contrattazione di secondo livello della filiera Amazon. In ballo ci sono carichi, ritmi, turni e orario di lavoro, aumenti retributivi, assunzione dei precari, norme sulla salute e la sicurezza, indennità Covid. "I lavoratori sono stremati. Nei mesi della pandemia hanno garantito un servizio fondamentale e continuo, anche in condizioni di rischio", denunciano.
"I nostri dipendenti e i corrieri assunti dalle imprese terze – si legge sul sito Amazon in relazione allo sciopero – che ricevono entrambi salari competitivi. Lo scorso anno Amazon ha erogato due bonus come ringraziamento agli addetti della logistica e ai dipendenti di fornitori terzi per il lavoro eccezionale durante l’emergenza sanitaria".