Alessandro Salemi
Cronaca

Metropolitana di Monza, vertice a quattro: i sindaci a Palazzo Marino sui conti che non tornano

Domani l’incontro per definire la strategia alla luce dei “ritocchi“ saliti di 589 milioni.Ordine del giorno del centrodestra a Monza contro la divisione in lotti, non firma la Lega

La protesta dei cittadini contro l’ennesimo stop all’iter del progetto di prolungamento della M5 fino a Monza

La protesta dei cittadini contro l’ennesimo stop all’iter del progetto di prolungamento della M5 fino a Monza

Monza, 26 febbraio 2025 –  Ore decisive per il futuro della metropolitana di Monza. Dopo l’amara sorpresa del conto, ulteriormente lievitato rispetto alle stime iniziali, degli extra costi dell’opera, si attende il vertice di domani dei sindaci per deliberare il destino del prolungamento della linea 5 dall’attuale capolinea di Bignami fino in Brianza.

Il sindaco di Monza Paolo Pilotto e gli omologhi di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano, di Cinisello Balsamo Giacomo Ghilardi, e di Milano Giuseppe Sala, si incontreranno a Palazzo Marino, sede municipale del capoluogo lombardo, per approfondire i prossimi passaggi necessari a procedere con l’iter di realizzazione del prolungamento della linea lilla fino a Monza.

Sul tavolo la prosecuzione del lavoro già avviato da due anni e mezzo in merito al progetto che coinvolge le quattro città con le sue 11 fermate previste e che ora rischia un brusco arresto per via del lievitare degli extra costi di realizzazione dell’opera alla bellezza di 589 milioni di euro, rispetto ai 400 milioni inizialmente ipotizzati da Milano ad agosto (da aggiungersi al miliardo e 296 milioni già stanziati). Un extra che rischia di far saltare gli accordi presi a Roma, con il Parlamento che aveva pensato a una soluzione per la copertura di buona parte degli originari 400 milioni, impegnando il Governo a dicembre con un ordine del giorno a trovare 300 milioni di euro da stanziare a rate in 10 anni (dal 2027 al 2036). Ora ce ne vorrebbero quasi il doppio, e per scongiurare il rischio di un ulteriore slittamento dei tempi, c’è chi ha proposto - iniziando dal senatore di Fratelli d’Italia Sandro Sisler durante l’audizione in Regione dello scorso 10 febbraio - una divisione dei lavori in due lotti: uno da iniziare subito con le quattro fermate fino a Cinisello-Bettola, e un altro da rimandare in futuro, con le 7 fermate monzesi.

Un’ipotesi che ha scatenato il panico in città, culminato con il lungo e denso corteo dei cittadini vestiti di lilla che hanno sfilato sabato scorso per le strade del centro, chiedendo di non fermare il progetto che permetterebbe a Monza di uscire dall’incubo dell’eccessivo traffico veicolare e di approdare finalmente a una mobilità sostenibile. Il sindaco Pilotto nei giorni scorsi ha seguito la via della prudenza, “in quanto in questo momento nessun atto per individuare possibili tratte da associare a più lotti è sul tavolo”, fiducioso che “la prosecuzione del lavoro con tutti gli enti consentirà di trovare le soluzioni migliori”. Intanto in Consiglio comunale il centrodestra si è fatto sentire, depositando l’altro ieri un ordine del giorno, a prima firma di Martina Sassoli, per chiedere al primo cittadino di tenere salde tre posizioni durante l’incontro coi colleghi sindaci.

A Pilotto si chiede di “escludere categoricamente in ogni sede istituzionale la propria adesione all’ipotesi di spacchettamento in due tranche dell’opera di prolungamento M5 Milano-Monza, di vincolare la possibilità di realizzare il deposito di Casignolo alla realizzazione integrale del tracciato, e di attivarsi istituzionalmente affinché, con cadenza mensile, venga attivata la cabina di regia di monitoraggio dell’opera da parte del Comune capofila (Milano), con tutti i soggetti istituzionalmente competenti”.

Unica firma mancante, tra i consiglieri del centrodestra, è quella del leghista Simone Villa.

Giusto lo scorso sabato, il capogruppo al Senato della Lega Massimiliano Romeo - tra le figure storicamente più impegnate nella richiesta e ottenimento di finanziamenti per l’opera - aveva dichiarato che “adesso 589 milioni di euro di extra costi sono tanti”, e che “molto pragmaticamente, per arrivare in fretta all’obiettivo, la soluzione più realistica è quella di diminuire le fermate previste, procedendo a un unico lotto di lavori in cui ognuno rinunci a qualcosa”.