Fabio Luongo
Cronaca

"Ormai siamo colonizzati dalla ’ndrangheta"

A settembre gli Stati generali contro le mafie. Roberto Beretta: i campanelli d’allarme non sono bastati per coinvolgere l’opinione pubblica

Gli allarmi ricorrenti da parte di magistrati, forze dell’ordine, associazioni antimafia e studiosi non sembrano essere fin qui bastati a diffondere tra i brianzoli una vera consapevolezza sulla presenza ormai radicata delle mafie nel territorio della provincia. Una presenza emersa ancora una volta nei giorni scorsi con l’ondata di arresti effettuata nell’ambito dell’operazione Freccia.

Così, per fare un passo in avanti e coinvolgere ancor di più società civile, imprese, professionisti, associazioni e istituzioni su tale terreno, arriva la proposta di convocare per settembre, a Monza o a Seregno, gli “Stati Generali contro le mafie in Brianza“.

A mettere sul tavolo l’idea è uno dei gruppi più attivi su questo fronte, Brianza SiCura, organizzazione di volontariato che raccoglie cittadini e Comuni impegnati nella promozione della legalità e nel contrasto alla corruzione e alla criminalità organizzata.

"Non dovrà essere un appuntamento di maniera o di vetrina - sottolineano dall’associazione -, ma un’occasione per conoscerci, informarci, fare rete e programmare un’azione comune". L’iniziativa è dichiaratamente una risposta all’appello lanciato l’altro giorno con una lettera aperta dai coordinamenti provinciali di Monza-Brianza e Como dell’associazione Libera, per cui "è arrivato il momento di rendersi definitivamente conto che una efficace azione di contrasto alla presenza delle mafie nei nostri territori non può limitarsi al solo impegno di magistratura e forze dell’ordine".

Gli Stati Generali dovrebbero raccogliere le associazioni che in Brianza si occupano di legalità, "i sindacati, gli organismi di settore dell’economia, ossia industria, commercio, artigianato e libere professioni, i rappresentanti del mondo del volontariato, della scuola, delle religioni, i sindaci e i membri delle amministrazioni che hanno a cuore il problema".

Un modo per coinvolgere tutti in questa battaglia e non disperdere le azioni quotidiane di contrasto alla cultura mafiosa. "Da ormai oltre una dozzina d’anni, non passa anno che almeno un’indagine di mafia interessi i nostri territori - spiega il presidente di Brianza SiCura, Roberto Beretta -. I beni confiscati alla criminalità organizzata nella provincia hanno superato da tempo le tre cifre e, come ricordano da Libera, da noi si segnala la presenza di quasi il 50% delle cosiddette locali di ‘ndrangheta censite in Lombardia: 8 su un totale di 18. C’è un altro virus tra noi, subdolo e pericoloso, e non dobbiamo compiere l’errore di sottovalutarlo come agli inizi abbiamo fatto con il Covid".

"I pm, le forze dell’ordine, gli studiosi specialisti, le associazioni antimafia, gli organi di informazione e, forse in misura minore, le istituzioni ci hanno fornito abbondanza di segnali non sulla sola "infiltrazione", né più sul mero "radicamento", ma ormai sulla "colonizzazione" delle mafie, la ‘ndrangheta soprattutto, in Lombardia e in Brianza - fanno notare da Brianza SiCura -. Ma i ricorrenti campanelli d’allarme non sono ancora bastati a creare una presa di coscienza vera, un coinvolgimento preoccupato e deciso dei cittadini e dell’opinione pubblica in genere contro questo male che ci minaccia".

Da qui la volontà di fare un salto di qualità per allargare a tutti i brianzoli, in tutti i campi, una sensibilità più spiccata su questo problema e per collegare, in un’azione comune e quindi più incisiva, le attività che già si svolgono per combattere il cancro mafioso. A questo servirebbero gli Stati Generali da tenere a settembre, con Monza o Seregno che "potrebbero essere i luoghi adatti per l’incontro".