DARIO CRIPPA
Cronaca

Monza, il viaggio a Compostela in nome di Lea Garofalo

Valerio D'Ippolito in pellegrinaggio per far conoscere la storia della donna che si ribello' alla 'ndrangheta

Valentino Marchiori e Valerio D Ippolito in Spagna con la foto di Lea Garofalo

Monza, 25 agosto 2018 - Dal 18 aprile al 9 agosto scorso ha camminato. Ha percorso qualcosa come 2.163 chilometri, per un totale di 113 giorni di viaggio. Dall'Italia alla Spagna. Con a fianco il suo fido amico Valentino Marchiori e sulle spalle uno zaino con dipinto il volto di una donna speciale: Lea Garofalo, testimone di giustizia calabrese barbaramente assassinata e bruciata in un casolare di Monza, accanto al cimitero di San Fruttuoso. Una storia di coraggio - quella di Lea Garofalo - di denuncia contro la ‘ndrangheta, di testimonianza civile che ha profondamente sconvolto Valerio D’Ippolito, referente brianzolo di “Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”. E che lo ha spinto a compiere questo ultimo incredibile "pellegrinaggio civile, per me che non sono certo un credente anche se non rinuncio mai a farmi domande". Così Valerio D’Ippolito, 69 anni, ex dipendente della Croce Rossa di Milano e dirigente sindacale della Cgil, racconta la sua ultima, incredibile esperienza.

"La storia di Lea Garofalo mi ha preso, ho seguito tutte le udienze del processo di secondo grado che si è svolto a Milano nel 2013 e questa figura di donna pioniera nella lotta contro le mafie è stata per me come una scintilla. E così è stato anche per molte altre donne come lei che oggi in Calabria iniziano a ribellarsi alle logiche della ‘ndrangheta e si rivolgono alla magistratura per chiedere aiuto, per salvare i propri figli: la mafia si può sconfiggere solo così". Valerio D’Ippolito ha deciso dunque di portare a spasso la storia di questa madre coraggio e di farla conoscere con tutte le sue forze ed energie.

Ogni anno il Cammino di Santiago di Compostela richiama migliaia di persone, che affrontano questo pellegrinaggio in Spagna con le più svariate motivazioni. "Da quando mi sono imbattuto nella sua storia, mi sono sentito preso per mano da Lea – spiega D’Ippolito -. Nel 2014 ho fatto il primo cammino, dal quartiere di Monza dove avevano tentato di bruciare Lea fino a Petilia Policastro in Calabria, dove questa donna era nata. Due anni più tardi ho fatto invece tutto il periplo della Calabria. E stavolta sono andato sino alla fine del Mondo, Finisterre, in Spagna". Lo scorso aprile Valerio e Valentino sono dunque partiti a piedi da Gropello Cairoli. Un viaggio anche spirituale e l’occasione per tanti incredibili incontri.  "Strada facendo - racconta Valerio - spesso chi incrociavamo, da chi ci dava ospitalità agli altri pellegrini come noi, vedendo la foto sul mio zaino, mi chiedeva a chi appartenesse quel volto". E Valerio non si faceva cogliere impreparato. "Avevo preparato un testo, lo portavo sul mio cellulare, in cui veniva riassunta la vicenda di Lea Garofalo e, attivando il traduttore, la rendevo di volta in volta comprensibile agli altri pellegrini che incontravo". Uomini, donne, famiglie con bambini, provenienti da tutto il mondo.

"Tedeschi, lituani, francesi, spagnoli, giapponesi, coreani, australiani, portoghesi... insomma, ho avuto a che fare con tutti. E tutti rimanevano esterrefatti, purtroppo ho scoperto che la parola mafia è conosciuta in tutto il mondo. A un certo punto - ride - mi sono ritrovato alle spalle un giapponese che non la finiva più di fotografare me e il mio zaino. Una ragazza di Taiwan invece ha addirittura voluto tradurre il testo in cinese tradizionale". E gli italiani? "Ho incontrato anche parecchi pellegrini originari del mio stesso Paese, ma paradossalmente sono quelli che meno hanno voluto sapere di questa storia". Al termine del viaggio, impossibile non tracciare un bilancio. "Mi sono chiesto spesso: “Cosa resterà di questa storia?”. Ci ho riflettuto parecchio, ma ho deciso che non mi interessa, sono semplicemente contento di averlo fatto: convinto che vicende come quella di Lea Garofalo, più vengono diffuse e più seminano piante buone e sentimenti sani". Sin dal Medioevo a Finisterre, ultima tappa del pellegrinaggio a Santiago, i pellegrini bruciano qualcosa, gettano nell’Oceano un capo di vestiario utilizzato durante il cammino, raccolgono una conchiglia. Valerio e Valentino, no: "Abbiamo legato la foto di Lea alla base del Faro di Finisterre, con le stringhe delle scarpe consumate lungo la strada".

In cinque anni Valerio D’Ippolito ha percorso 5mila chilometri nel nome di Lea Garofalo. Ha mai incontrato Denise, la figlia di questa donna, che testimoniò a processo contro la propria famiglia e vive oggi sotto protezione? "No, ma confesso che un giorno mi piacerebbe tanto trovarmela davanti".