
di Stefania Totaro
Resta a Monza il processo per la presunta rete mafiosa del Comasco con base operativa nella Brianza monzese. E si costituisce parte civile WikiMafia, la prima e più grande enciclopedia sulle mafie e il movimento antimafia, fondata a Milano nel 2012 da un gruppo di giovani. Alla sbarra Michele Oppedisano, 53 anni, residente a Bosisio Parini in provincia di Lecco, nipote di Domenico Oppedisano, "capo crimine della ‘ndrangheta" in Calabria e ritenuto a sua volta boss della cosca Pesce e affiliato alla "locale di ‘ndrangheta di Erba", provincia di Como. Oppedisano, già condannato per l’inchiesta “Infinito“ del 2010, è imputato a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, trasferimento fraudolento di beni e valori e appropriazione indebita aggravati dal metodo mafioso, nonché bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio insieme ad altri 5 imputati, tra cui suo figlio Pasquale, Santo Paviglianiti e Aldo Bosina (per autoriciclaggio), già condannato per traffico illecito di rifiuti come amministratore di fatto della Ipb Italia, società che gestiva il capannone di via Chiasserini, a Milano, andato a fuoco il 14 ottobre 2018 con un vasto incendio durato per giorni. L’inchiesta delle pm della Dda di Milano Paola Biondolillo e Sara Ombra ha portato alla luce "strategie di infiltrazione nel tessuto economico-imprenditoriale" in Lombardia da parte dei clan e casi di "protezione-estorsione" su "un gruppo di promotori finanziari".
"Ti taglio la testa e te la faccio trovare davanti a casa di tua madre attaccata davanti al cancello", era una delle minacce. Secondo le accuse che hanno portato agli arresti nel 2021, la cosca con a capo Domenico Oppedisano avrebbe costituito anche varie società, tra cui Mcf e Colmet che, con l’aiuto di un avvocato e di un commercialista, servivano per regolarizzare sulla carta lavoratori stranieri e per emettere fatture false. Il processo è stato fissato davanti al Tribunale di Monza per competenza perché in provincia di Monza e Brianza si trovava, secondo gli inquirenti, la base operativa della presunta organizzazione mafiosa, all’interno del Paper Market di Correzzana, un piccolo centro di distribuzione alimentare la cui attività veniva gestita da una società collegata alle famiglie coinvolte. Ieri la difesa degli imputati ha presentato un’eccezione di incompetenza territoriale, sostenendo che della vicenda dovevano occuparsi i giudici di Como o Lecco o Milano in base ai luoghi dove sono stati consumati i reati.
"La competenza è a Monza perché a Correzzana aveva sede il Paper Market, dove si svolgevano gli incontri tra gli associati e anche con i soggetti che entravano in affari con loro oppure diventavano vittime e proprio lì subivano le minacce", ha risposto la pm della Dda Paola Biondolillo in aula. Il Tribunale ha confermato questa tesi. Si entra nel vivo il 25 gennaio.