CRISTINA BERTOLINI
Cronaca

Tutto Mogol nella notte di Capodanno

Il più grande paroliere della musica italiana ha intrattenuto con i suoi racconti e le canzoni più belle il pubblico del teatro Manzoni

di Cristina Bertolini

"Quando le parole dicono quello che dice la musica allora scatta l’ emozione, è come un automatismo". Sintetizza così il segreto del suo successo Giulio Rapetti, in arte Mogol, a cui è stata dedicata la serata di capodanno del teatro Manzoni di Monza. Una serata preannunciatasi strana: in sala circa 300 spettatori per 800 posti, perché il crescendo di contagi ha impensierito la maggior parte degli affezionati al teatro. Poi l’atmosfera si è scaldata al ritmo degli evergreen dell’autoreproduttore che ha fatto la storia di quasi 40 anni di musica italiana. Signori impettiti e signore eleganti si sono lasciati andare e hanno cantato, chi sommessamente, chi a squarciagola le celeberrime canzoni del duo MogolBattisti, ma anche di quelle scritte per Gianni Morandi, Riccardo Cocciante, Mango, Mina, Ornella Vanoni, Amedeo Minghi, Patty Pravo, Bruno Lauzi e tanti altri.

Mogol ha venduto 523 milioni di dischi in tutto il mondo e ha coronato la carriera come presidente della Siae. Si è seduto come in un salotto tra amici l’autore, ascoltando, apparentemente distratto, i musicisti che interpretavano le sue canzoni, Monia Angeli, Stefano Nanni e Riiccardo Cesari. Poi si alzava e cominciava a raccontare aneddoti di vita che diventano canzoni. Scriveva ovunque, in treno, in viaggio con la famiglia sulla mitica 500 giardinetta: "Al volante, non riuscivo abbandonare il testo - racconta - dalla Brianza a Silvano D’Orba, avevo in mente la prima parte di canzone, guidavo e pensavo a lunghezza e rime per due ore e mezza. Arrivato in campagna ho messo tutto su carta ed è uscita “Emozioni“. “Fiori rosa“ è frutto di una figuraccia con una ragazza che aveva lasciato e poi ha tentato di recuperare... quando ormai era troppo tardi. E così la musica si fa grave e le parole seguono". E’ autoironico Mogol, racconta del suo matrimonio: "Non ero pronto" dice prestando il fianco alle inevitabili battute ironiche del pubblico. Nel racconto lascia intuire la cultura di un’epoca: "40 anni fa se ti separavi eri isolato da tutti".

La sua solitudine ha ispirato i versi di "Il mio canto libero": "in un mondo che...vola sulle accuse della gente... in un mondo indifferente". Un viaggio in Inghilterra a 18 anni, un incontro fugace e un malinteso compaiono chiari in "Pensieri e parole" e poi "Nastro rosa" riferita a un aneddoto con un’amica.

Non tutti sanno che Mogol ha scritto anche alcune canzoni dei primissimi anni ‘60: "Per quest’ anno non cambiare" e "Riderà" e più tardi "Mediterraneo" scritta per Mango. L’autore ha indugiato anche nella sua parte misterica. "Era morto da 15 anni Lucio Battisti - ha raccontato - la mia segretaria venne da me, dicendo che aveva telefonato una medium che riferiva di aver parlato con Lucio Battisti il quale aveva chiesto di contattarmi, per scrivere una canzone che Lui dedicava a me". Incredulità, coincidenze, un poster che ritrae Battisti con un arcobaleno alle spalle, la musica scritta da Gianni Bella che invita ad immaginare un arcobaleno che poi compare veramente sull’autostrada da Milano a Roma. Un mix esplosivo di suggestioni da cui è nata la magia del testo de "L’arcobaleno": "l’arcobaleno è il mio messaggio d’amore, può darsi un giorno ti riesca a toccare", la canzone interpretata da Adriano Celentano. In quasi quarant’anni Mogol ha usato fiumi di parole. "L’unica che non ho mai usato - dice - è la luna". La serata non poteva che terminare con "La canzone del sole". Serata frizzante tra musica, danza, cabarete operetta anche al teatro Villoresi, terminata con l’orchestra che ha interpretato "Libiam nei lieti calici". In entrambi i teatri niente brindisi, ma spumante e panettone offerti per brindare a casa.