CRISTINA BERTOLINI
Cronaca

Un Arlecchino improbabile. Goldoni rivisitato da zero

Al teatro Manzoni di Monza arriva la maschera della commedia dell’arte. In scena la versione scritta e diretta da Marco Baliani con Andrea Pennacchi.

Al teatro Manzoni di Monza arriva la maschera della commedia dell’arte. In scena la versione scritta e diretta da Marco Baliani con Andrea Pennacchi.

Al teatro Manzoni di Monza arriva la maschera della commedia dell’arte. In scena la versione scritta e diretta da Marco Baliani con Andrea Pennacchi.

Liberamente tratto da “Arlecchino servitore di due padroni“ di Carlo Goldoni, “Arlecchino?“ viene ad abitare il teatro Manzoni, nella versione scritta e diretta da Marco Baliani, con Andrea Pennacchi. Appuntamento domani e sabato alle 21 e domenica alle 16, per il ciclo “Grande prosa“. Musiche di Giorgio Gobbo eseguite dal vivo da Matteo e Riccardo Nicolin. Aiuto Regista Maria Celeste Carobene, produzione “Gli ipocriti Melina Balsamo“ in coproduzione con Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, L’Arlecchino che Andrea Pennacchi porta in scena farà forse sussultare i tanti “Arlecchini“ che nel tempo hanno fatto grande questa maschera della commedia dell’arte.

Lui cerca in tutti i modi di essere all’altezza del ruolo, ma non ne azzecca una, è goffo, sovrappeso, del tutto improbabile, ma è in buona compagnia: gli altri attori che come lui sono stati assoldati con misere paghe dall’imprenditore Pantalone sono, al pari di Arlecchino, debordanti, fuori orario, catastroficamente inadeguati. Eppure tutti questi sbandamenti, queste uscite di scena e fughe dal copione, che sono anche uscite nella contemporaneità dell’oggi, tutto questo turbinio di azioni e gesti ridanno vita al miracolo della grande commedia goldoniana, in una forma non prevista, una commedia dirompente, che ricostruisce la tradizione dopo averla intelligentemente tradita. La storia, nonostante tutto, anzi proprio grazie a questo tutto invadente, si dipana nella sua narrazione e ne esce un Arlecchino mai visto che riunisce stilemi diversi, frammenti di cabaret, burlesque, avanspettacolo, commedia, dramma, un gran calderone ultrapostmoderno che inanella via via pezzi di memoria della storia del teatro.

Le parole sono anch’esse leggere eppure, come accade davvero nella vera commedia, arrivano stilettate e spifferi lancinanti che parlano dei nostri giornalieri disastri di paese e di popolo. "Durante le prove immaginavo di avere Carlo Goldoni seduto in terza fila - rcconta Marco Baliani - e dovevo dirgli di fare silenzio tanto si sganasciava dalle risate, con gli occhi stupiti di bambino mai cresciuto di fronte a questa sua opera divenuta così inverosimile da essere ancor più sua". Infine c’è la scenografia semovente di Carlo Sala, mobile, grazie agli stessi attori che si fanno operai macchinisti, modificando la scena di continuo come avvenissero improvvise folate di vento, a volte in forma di bufera a volte come zefiro primaverile. Biglietti: da 17 a 30 euro.