
di Barbara Calderola
I vetrini con il codice a barre sono un traguardo da raggiungere per tante altre strutture pubbliche, ma anche per grandi laboratori privati.
E le visite in Anatomia patologica per copiare il “modello Vimercate” sono all’ordine del giorno. Arrivano da tutta Italia.
In via Cosma e Damiano non ci sono solo le sacche di sangue tracciabili, ma anche tutto quello che passa sotto al microscopio dei biologi.
Non c’è nulla che si muova fra reparti e ambulatori che prima o poi non finisca sotto la loro lente. Il viaggio nella pancia dell’ospedale dove lavorano ogni giorno è come un salto nel futuro.
È questo il cuore della ripresa, la cinghia di trasmissione fra obiettivi e realtà, una macchina da guerra che firma 20mila esami istologici l’anno, 12mila pap-test, 6mila diagnosi citologiche, 600 esami di biologia molecolare per citare alcune delle attività, ma non sono tutte. "Un gioiellino" che copre anche Carate e Desio dove il lavoro è frenetico.
Altra frontiera della digitalizzazione spinta in sanità che in città ha una roccaforte, in via Cosma e Damiano da anni si usa la cartella elettronica integrale. "La nostra è una struttura contenuta dal punto di vista fisico - dice orgoglioso il direttore Giorgio Bovo - ma come raccontano gli ospiti che ci raggiungono abitualmente è un esempio di organizzazione e innovazione tecnologica.
Al centro dell’attenzione generale c’è proprio la capacità di seguire in ogni momento i campioni, un’infrastruttura che ci permette di avere sempre sotto controllo l’analisi del materiale anatomico e i diversi passaggi del processo", aggiunge il primario. Un’attività essenziale per i pazienti che si traduce in diagnosi e quindi in cure più veloci. Non solo. Il sistema è capace anche di intervenire su eventuali errori degli operatori e di correggerli per evitare che si ripetano.
Il team è composto da 7 medici e 10 tecnici, 3 dei quali si occupano di citologia, cioè di cellule, e gli altri 7 di istologia: studiano i tessuti. "Ancora oggi in molte anatomie patologiche i vetrini vengono identificati con etichette scritte a mano e trasferiti con lo stesso sistema - aggiunge Bovo - mentre da noi sono informatizzati in modo tale che ogni fase possa essere costantemente monitorata e registrata". In cantiere ci sono ulteriori novità che permetteranno di tagliare ancora i tempi soprattutto nel campo delle biopsie. È il progetto di digitalizzazione di tutta l’attività. "I vetrini - sottolinea il primario - non verranno più visti al microscopio, ma a video, verranno analizzati elettronicamente e si potranno condividere con altri specialisti".