
La famiglia Poggi cerca chiarezza nella condanna di Alberto Stasi per il delitto del 2007 e sulla posizione di Andrea Sempio.
Garlasco (Pavia), 3 aprile 2025 - Un ulteriore "tentativo del condannato" di cercare "con ogni mezzo un responsabile 'alternativo' da dare in pasto al circuito mediatico". Così i legali della famiglia di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco, liquidano la nuova apertura delle indagini a carico di Andrea Sempio, definendola "sorprendente" nella memoria depositata al Gip di Pavia lo scorso 25 marzo, dopo che il 20 marzo era stata resa nota dalla Procura la richiesta al Gip per l'incidente probatorio e prima che lo stesso Gip Daniela Garlaschelli facesse notificare alle parti, lunedì 31 marzo, la fissazione dell'udienza del prossimo 9 aprile per il conferimento degli incarichi e i quesiti delle nuove analisi genetiche.
Gli avvocati della famiglia Poggi
Gli avvocati Gian Luigi Tizzoni, che assiste la madre e il padre di Chiara Poggi, e il collega Francesco Compagna, per il fratello della vittima Marco Poggi, amico dell'indagato Sempio, nella memoria di sette pagine ripercorrono tutti i dati probatori che nel corso dei diversi processi hanno portato alla condanna definitiva di Stasi ai 16 anni che ormai sta finendo di scontare (lo stesso 9 aprile ci sarà l'udienza al Tribunale di sorveglianza di Milano per la richiesta di semilibertà). La "generica evocazione di una 'compatibilità' del profilo" genetico, già oggetto di "27 analisi effettuate in sede peritale" con "quello dell'attuale indagato" Sempio, "non modifica in alcun modo il quadro probatorio, a maggior ragione in assenza di qualsiasi contatto tra l'assassino e le unghie della vittima", come dimostrato nel processo di Appello-bis che, dopo le prime due assoluzioni e l'annullamento della Cassazione, aveva portato alla condanna di Stasi.
Un terzo procedimento penale è “sorprendente”
I legali, nella memoria al Gip, definiscono "sorprendente" la stessa "apertura di un terzo procedimento penale nei confronti di Andrea Sempio sulla base di elementi probatori introdotti dalla difesa del condannato", facendo riferimento alla consulenza sul Dna del genetista Ugo Ricci e dell'ulteriore esperto internazionale Lutz Roewer, che la Procura ha poi fatto verificare dai propri periti Carlo Previderè e Pierangela Grignani, dopo che per gli stessi elementi la posizione di Sempio era già stata archiviata nel 2017 e poi ancora nel 2020.
Suggestioni del tutto prive di fondamento
"Dispiace dover rilevare - proseguono i legali della famiglia Poggi nella memoria depositata al Gip - a fronte di argomentazioni così chiare e precise, che il trascorrere del tempo ha invece consentito la reiterazione e la diffusione mediatica di ipotesi e di suggestioni del tutto prive di fondamento, a dispetto degli ulteriori, numerosi provvedimenti nel frattempo succedutisi al riguardo con il defatigante coinvolgimento dei più vari organi giurisdizionali". Ma il Gip, accogliendo la richiesta della Procura di incidente probatorio, pur facendo un passo indietro nell'indicare tra i punti da "verificare" ancora la possibilità o meno di utilizzabilità delle tracce ungueali della vittima per una comparazione, sia con Sempio che con Stasi che con eventuali altri 'maschi' ignoti, ha ritenuto di includere tra le parti, oltre ovviamente all'indagato e alla parte offesa, anche il già condannato Alberto Stasi, "in qualità di persona interessata all'assunzione della prova", pur non indagabile per lo stesso reato per cui è già stato "giudicato separatamente".
Il tema delle impronte
Il "tema della 'taglia' delle scarpe" di Alberto Stasi non ha assunto "alcun rilievo decisivo nel giudizio" a suo carico, "se non in ragione dell'anomalo svolgimento degli accertamenti volti all'acquisizione delle biciclette e delle scarpe". E lo stesso Stasi, poi, aveva anche scarpe di taglia 43 e "superiore". n questo passaggio dell'atto, i legali fanno notare come, secondo la sentenza della Cassazione che ha accolto la richiesta di riapertura delle indagini dei pm, il "dato nuovo" starebbe in quell'altra consulenza della difesa di Stasi sulla ormai nota impronta delle scarpe "a pallini" sul tappetino del bagno, con cui si punta a contestare il precedente accertamento da cui risultò che era di una "taglia 42 marca Frau". Un "simile dato" aveva assunto "un pur ridotto rilievo indiziario" nei confronti di Stasi e per la sua condanna. Molti "altri" sono "ovviamente gli elementi probatori", spiegano i legali, che hanno portato alla condanna di Stasi "oltre ogni ragionevole dubbio": dalla "mancata menzione della bicicletta nera da donna", alla presenza del Dna della vittima sui pedali, alla "scoperta dell'operazione di montaggio e smontaggio" dei pedali, fino alla "palese falsità" del suo racconto sulla scoperta del corpo e alla "impossibilità di attraversare" la scena del crimine "senza lasciare tracce" di sangue "sulle suole" e sui "tappetini" della sua auto. Anche se quell'impronta sul tappetino del bagno, dunque, fosse di una taglia maggiore al 42, è il ragionamento, non cambierebbe il quadro, anche perché lo stesso Stasi aveva anche "scarpe di marca Frau taglia 43", come dimostrato già nelle indagini del 2007.