
Salame di Varzi a rischio in caso di diffusione della peste suina
Allarme peste suina nell’Oltrepò, nei Comuni della zona di produzione del pregiato salame di Varzi, eccellenza a marchio Dop fra le più apprezzate nel panorama enogastronomico lombardo.
La conferma di un secondo caso è arrivata oggi, sabato 24 giugno, in seguito agli esami effettuati all'Istituto zooprofilattico sperimentale dell'Umbria e delle Marche, a Perugia. La carcassa di cinghiale in cui è stata accertata la presenza del virus è stata ritrovata nel territorio comunale di Ponte Nizza, in Valle Staffora, uno dei paesi in cui viene preparato il prelibato insaccato.
Nei giorni scorsi i test in laboratorio avevano registrato la presenza del virus in un'altra carcassa di cinghiale rinvenuta in una frazione di Bagnaria, sempre nel Pavese. Ats Pavia ha stabilito di limitare il permesso della raccolta di funghi e tartufi nella zona solo per i residenti, proprietari e affittuari di case. Ora potrebbero essere messe in campo limitazioni e interventi più importanti, per cercare di evitare una diffusione a macchia d’olio della patologia, che potrebbe provocare danni molto importanti al comparto primario lombardo. La Cia, una delle associazioni di categoria con il maggior numero di iscritti del settore, sollecita “rapidità” per evitare una “catastrofe nazionale”.
Va ricordato che la peste suina africana non rappresenta un pericolo per gli esseri umani dato che non è trasmissibile all’uomo né attraverso il contatto diretto con animali malati, né tramite alimenti di origine suina.
L’uomo può però essere veicolo di trasmissione del virus attraverso la contaminazione di veicoli, indumenti, attrezzature, cibo di origine o contenente carne suina, anche stagionata.