
Il caso è scoppiato quando la società che opera all’interno dell’azienda ha dato la disdetta
Badia Pavese, 25 marzo 2025 – Proprio nella Giornata europea del gelato artigianale, la metà dei lavoratori della Dupon dove si producono cialde ha saputo che rischia di perdere il posto di lavoro. Dei 33 dipendenti, il 90% delle quali sono donne, soltanto 16, scelti dal legale dell’azienda, potrebbero continuare a operare sulle macchine, gli altri si ritroverebbero disoccupati.
“Solitamente in questo periodo dell’anno che è quello clou – spiega Sonila Lulia, delegata sindacale del Sì Cobas – in fabbrica operavano anche 50 addetti. Non abbiamo mai conosciuto la crisi. Neanche adesso manca il lavoro, tanto che si sono rivolti a un’agenzia interinale per assumere 8 persone con un contratto di due mesi. La realtà è che vogliono tener fuori dalla fabbrica il sindacato e scegliere i più giovani, non coloro che hanno una maggiore anzianità di servizio e responsabilità familiari. Tra coloro che rischiano il posto, ci sono lavoratrici alle quali mancano due anni per andare in pensione, una mamma di 4 figli, un’altra che ne ha 3 e chi ne ha due”.
Il Sì Cobas ieri ha chiesto un nuovo incontro urgente, da tenersi oggi in Prefettura, ma fino a sera l’azienda non aveva risposto. Nell’attesa i lavoratori si sono riuniti in assemblea. La produzione è ferma e i dipendenti sono in sciopero ormai da una ventina di giorni. La protesta è scattata perché la società che operava all’interno della Dupon ha dato la disdetta e la committente avrebbe dovuto costituire una nuova società per assumere i lavoratori applicando il contratto previsto per le multiservizi. Il Sì Cobas si è opposto ed è scattato lo sciopero. “Abbiamo chiesto un incontro in Prefettura – ribadisce Lulia – e l’azienda, che non ha ancora costituito la nuova società, ha detto di voler fermare la produzione per due settimane e mettere in cassa integrazione i pochi dipendenti che sono assunti direttamente, non dalla società che opera all’interno. Invece poi ha convocato gli impiegati e li ha fatti entrare in fabbrica scortati dalla polizia. Noi li abbiamo seguiti e abbiamo occupato l’azienda”.
Dopo quella dimostrazione di forza, i vertici della Dupon hanno concesso un incontro in cui hanno annunciato di non voler più applicare il contratto per le multiservizi ma quello del settore alimentare industriale solo a una parte dei 33 dipendenti. “Di quattro, impegnati nel sindacato, non ne volevano proprio sapere – conclude Sonila Lulia – Avrebbero dovuto rimanere fuori dalla Dupon perché, stando a quanto è stato detto in Prefettura, l’azienda dovrebbe chiudere e trasferire la produzione all’estero”.