GIULIA BONEZZI
Politica

Svolta sanità, c'è Bertolaso. Terremoti, G8, Sars e Covid: la storia di Mister emergenze

72 anni, medico e una carriera da decisionista iniziata alla protezione civile con Prodi. A lui il dossier più importante: un portafogli da 19 miliardi all’anno, il 70% dei soldi della Regione

Guido Bertolaso

Milano - È un uomo per tutte le emergenze ma ora, forse per la prima volta in vita sua, non dovrà gestire un’emergenza ma la quotidianità della sanità lombarda, con i suoi oltre 19 miliardi annuali che valgono oltre il 70% del bilancio regionale, e più fronti d’urgenza, dalle liste d’attesa alla nuova sanità territoriale del Pnrr, dal recupero di esami e interventi rimasti indietro in pandemia alla gestione di un Covid indebolito ma non eliminabile per decreto.

Guido Bertolaso , "protagonista della campagna vaccinale e profondo conoscitore della macchina operativa", sostituirà Letizia Moratti all’assessorato al Welfare, ha annunciato il governatore Attilio Fontana, colto durante la trasferta romana dalle dimissioni della sua vice che se n’è andata dopo mesi di guerriglia su chi dei due sarebbe stato il candidato del centrodestra alle regionali 2023, sbattendo la porta sui condoni del governo Meloni e dichiarando di aver provato a convincerlo a opporsi, come altri presidenti di Regione, al reintegro dei sanitari no vax. Moratti augura a Bertolaso di riuscirci lui, "con la determinazione che tutti gli riconosciamo". Il neoassessore evita le polemiche, promette di "valorizzare l’autonomia" e che continuerà "il lavoro cominciato da Moratti su Pnrr, sanità territoriale e vaccinazioni, per garantire l’efficacia della campagna contro il Covid-19 e preparare la Lombardia a tutti gli scenari". Chiarisce che lui il Covid non se l’è dimenticato: "Lo dobbiamo non solo alla memoria delle migliaia di vittime, ma anche a tutto il personale sanitario che, in questi due anni, si è speso con abnegazione a tutela della salute collettiva".

È il terzo ritorno in Lombardia in meno di tre anni per il medico romano, classe 1950, che ha trascorso l’ultimo quarto di secolo a gestire emergenze, grandi opere ed eventi, prima e dopo la pensione in cui è inciampato dodici anni fa. Capo della Protezione civile con Prodi e poi per nove anni con Berlusconi, commissario all’epidemia di Sars del 2003-2004, all’emergenza rifiuti in Campania, soprattutto al terremoto in Abruzzo del 2009 e al G8 della Maddalena poi spostato a L’Aquila, che lo segneranno con contestazioni e inchieste dalle quali uscirà assolto. In Lombardia Bertolaso approda da consulente di Fontana nell’apocalittico marzo 2020, e gestisce, prima di ammalarsi, la costruzione dell’ospedale in Fiera a Milano, criticato per non aver intercettato la prima ondata ma poi fondamentale per reggere la seconda e la terza, nel lungo inverno 2020-2021 prima che le vaccinazioni cambiassero la storia di questa malattia.

Proprio come coordinatore della campagna vaccinale antiCovid Bertolaso viene richiamato da Fontana in Lombardia a febbraio 2021, tre settimane dopo la cooptazione di Moratti. I vaccini all’inizio sono pochi, l’infrastruttura di Aria (poi sostituita da Poste) fa acqua, Bertolaso si distingue per lo stile interventista e senza peli sulla lingua, come quando denuncia su Facebook le code di anziani in un centro vaccinale. Il suo ruolo si era un po’ defilato dopo la fine della fase "massiva" che ha fatto della Lombardia la regione prima e più vaccinata d’Italia, risollevando un’immagine distrutta dallo tsunami Covid che aveva colpito i lombardi per primi in Occidente. Un successo di Moratti e di Bertolaso, che ora torna per la terza volta, al posto di lei.