
L'aumento generalizzato delle temperature globali provoca l'estensione delle stagioni polliniche
Milano, 2 aprile 2025 - È sensazione comune che le allergie colpiscono sempre più spesso i bambini e non risparmiano neppure gli adulti. E un perché e una conferma arrivano dal XXVII Congresso Nazionale della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (Siaip), che si svolgerà domani e venerdì a Pavia. Ecco le cause principali.
Cambiamento climatico
È il cambiamento climatico la causa diretta anche di un forte aumento del numero di casi di malattie allergiche e respiratorie, che oggi, rispetto a 20 anni fa, è cresciuto in tutto il mondo del 30%: l'aumento generalizzato delle temperature globali provoca infatti l'estensione delle stagioni polliniche e con l'incremento della concentrazione della CO2 viene stimolata una maggiore produzione di polline. Secondo la proiezione dell'OMS, nel 2050 il 50% dell'intera popolazione mondiale sarà colpita da allergie.
Bambini nel mirino
A pagarne il prezzo più alto sono i bambini: "L'aumento dell'ozono troposferico - precisa il professor Gianluigi Marseglia - può aggravare rinite allergica, asma, dermatite atopica. Uno studio svedese sottolinea come l'esposizione a pollini nei primi mesi di vita o addirittura nella vita intrauterina sia associato a una maggiore probabilità di sensibilizzazione allergica e insorgenza di malattie respiratorie. Le concentrazioni di polline di ambrosia, ad esempio, sono quadruplicate negli ultimi 30 anni e continueranno a crescere. Inoltre, la durata della stagione pollinica è aumentata mediamente di 20 giorni. Si stima che nei bambini sotto i 4 anni vi sia stato un incremento a livello globale del 17% nei casi di asma correlati a questo fenomeno".

Le muffe
Ma anche le muffe rappresentano una minaccia crescente: sempre a causa del cambiamento climatico, l'aumento delle precipitazioni e delle inondazioni favorisce la proliferazione delle spore di Alternaria e Cladosporium, note per il loro ruolo scatenante nelle allergie respiratorie e negli attacchi d'asma.
Inquinamento del’aria
"Non stiamo assistendo solo a una crisi ambientale - conclude il professor Michele Miraglia del Giudice, Presidente SIAIP - ma a una vera e propria emergenza sanitaria aggravata anche dall'inquinamento dell'aria: secondo i dati di Save the Children, in Italia l'8,4% dei piccoli tra i 6 e i 7 anni soffre di asma correlata all'inquinamento dell'aria, in particolare PM2,5 e PM10 che penetrano profondamente nei tessuti respiratori. L' 81,4% di essi vive in zone inquinate da polveri sottili, il 100% in 8 regioni: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte Puglia, Trentino e Veneto". "Questi inquinanti - illustra Miraglia del Giudice - penetrano profondamente nei tessuti respiratori" dove "provocano un'infiammazione cronica che influenza negativamente il sistema immunitario e aumenta così la suscettibilità alle allergie".
Il manifesto
Questo quadro si traduce in otto i punti del primo Manifesto della Siaip: un
appello rivolto alle istituzioni per "agire subito", perché "i costi in termini di malattie e spese sanitarie dei paesi saranno presto insostenibili". Gli specialisti chiedono:
- Piani di controllo dell'inquinamento: riduzione delle emissioni urbane per migliorare la qualità dell'aria; riduzione delle emissioni di gas serra;
- Rafforzamento delle strategie di sanità pubblica attraverso misure come il miglioramento della ventilazione e il controllo dell'umidità;
- Eliminazione fonti inquinanti indoor, come il fumo di sigaretta e di sigarette elettroniche;
- Progettazione urbana sostenibile: aumento delle aree verdi per ridurre la dispersione degli allergeni, interventi mirati per migliorare la qualità dell'aria, ridurre l'inquinamento atmosferico e migliorare la qualità degli edifici per prevenire la Sick Building Syndrome (Sbs), attraverso una migliore ventilazione, l'uso di materiali non inquinanti e la riduzione dell'umidità indoor;
- Monitoraggio pollinico: creazione di sistemi di allerta precoce per informare in maniera corretta e puntuale la popolazione
- Educazione e sensibilizzazione: informare la popolazione sui rischi e sulle strategie preventive. Diffusione di informazioni tempestive sui livelli di allergeni nell'aria;
- Ricerca e innovazione: sviluppo di nuove terapie e strategie per migliorare la gestione delle allergie ambientali
- Collaborazione internazionale: sviluppo di programmi di ricerca congiunti a livello europeo e globale per studiare gli effetti del cambiamento climatico sulle allergie.