LUCA MIGNANI
Sport

La protesta delle curve. Sfida senza coreografie tra silenzi e divieti

Il “Solo per la maglia“ degli ultras del Diavolo è l’unica scritta tra le due balaustre. Al secondo anello verde venti minuti di astensione dal tifo contro il caro biglietti.

Lo striscione dei tifosi del Milan in Curva Sud nella stracittadina di ieri sera

Lo striscione dei tifosi del Milan in Curva Sud nella stracittadina di ieri sera

Non è stato il solito derby. Non lo è più da qualche tempo. Niente coreografie, infatti, ancora una volta. Il passato ne ha viste di ogni, tra ironia e sfottò. Come dopo la Champions vinta dai rossoneri nel 2003, battendo proprio i cugini in semifinale e la Juventus in finale: "Noi realizziamo i vostri sogni". La risposta era arrivata in seguito alla rimonta subita dal Liverpool due anni dopo: "3-1, 3-2, 3-3". C’è stato di tutto, anche L’urlo di Munch: "Interista diventi pazzo", il sottotitolo. O Freddy Krueger dopo un triplete da incubo per i tifosi del Milan. E ancora i simboli tra i simboli, come la celebre incornata di Hatley dopo aver sovrastato Collovati, o l’omaggio al celebre avvocato Peppino Prisco.

Ora, invece, stop. Non una novità, anche nell’ultimo derby di campionato, a inizio febbraio, non si erano viste: vietate dalla Digos, una delle conseguenze dell’inchiesta “Doppia Curva“ dello scorso settembre. Niente striscioni di vari gruppi, né in Curva Nord, né in Curva Sud. Altre magagne, poi, come la contestazione rossonera (con i tifosi che comunque hanno sostenuto la squadra e non hanno cantato cori contro la proprietà) e la protesta nerazzurra anche contro il caro biglietti. In tal senso ieri, fuori da San Siro, ieri, è apparso un messaggio eloquente: “Lo stadio non €’ un posto p€r famigli€. Basta caro biglietti“. La Curva interista, peraltro, anche domenica scorsa in occasione del match con l’Udinese era stata chiara: "Silenzio durante i primi 20 minuti di ogni incontro. Repressione e costi folli. Torneremo a farci sentire dall’inizio quando potremo riappendere gli striscioni di tutti i gruppi e sventolare le nostre bandiere. Quando avremo la possibilità di allestire coreografie degne della storia". E così è stato: 20 minuti surreali, ancora una volta, con le bandiere ammainate e i soli canti rossoneri a riempire l’aria.

Dall’altra parte, la Sud contestava da tempo. Con il Como, ultima in casa, era entrata solo al 15’: "Se non vedremo cambiamenti significativi arriveremo ad abbandonarvi totalmente, lasciandovi soli con la vostra vergogna". Ieri, settore gremito fin dal prepartita. Ma, come di recente, un unico striscione: "Solo per la maglia". E un unico bandierone con la data della fondazione (16 dicembre 1899) e l’immagine di Herbert Kilpin, fondatore, giocatore, capitano e allenatore. Un richiamo a una tradizione che si ritiene infangata, come riportato da un altro striscione esposto a fine febbraio sia a Casa Milan che a Milanello: "Andatevene tutti: indegni". Per il derby, però, pausa. Non un pienone rispetto al campionato (75.366 all’andata, 75.493 al ritorno), ma i 67.595 presenti si sono fatti comunque sentire. A partire dai fischi per l’ex Calhanoglu, non appena il turco ha messo piede in campo per il riscaldamento. Cori e contro-cori a raffica, soprattutto dal 20’ in avanti. In questo, ritorno al passato. Ritorno al futuro, invece, per la Lega Serie A: per le semifinali (e la finale) di Coppa Italia la sperimentazione della diffusione del segnale audio dell’arbitro, all’interno dello stadio e in televisione, nel momento delle decisioni prese dopo l’intervento del Var per on field review (ossia la verifica fatta dall’arbitro a bordo campo con l’ausilio del Var). A tutti, la possibilità di ascoltare la motivazione della decisione arbitrale direttamente dalla voce dell’ufficiale di gara. Non ce n’è stato bisogno. Appuntamento a mercoledì 23 aprile alle 21, per il ritorno. Ultimo derby atipico di una stagione atipica.

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