
Santiago Gimenez, attaccante messicano del Milan, è arrivato in rossonero durante il mercato di gennaio
Cercasi Santiago Gimenez disperatamente. O maledettamente. Perché, per certi versi, proprio di maledizione si tratta. Quella che i tifosi rossoneri hanno visto scacciare da monsieur Olivier Giroud. Quella del centravanti. Dopo “Pippo“ Inzaghi e prima del francese, a parte rarissime eccezioni alla voce bomber (come Pato), reti con il contagocce erano arrivate dai numeri nove, di maglia o di fatto: da Higuain e Torres, a Piatek e Mandzukic, passando per i nostrani Destro, Lapadula e Matri, fino ad André Silva e Luiz Adriano. Gli ultimi capitoli affidati alle punte più di manovra che letali, come Morata e Abraham. Poi, con Gimenez, si è investito su un uomo d’area di razza. "Non ricorda nessuno, non ricorda neanche me, ma è forte come me": Ibrahimovic dixit. E il curriculum del 23enne parla chiaro: 26 reti totali l’anno scorso con il Feyenoord, 23 nella stagione precedente, 16 in quella attuale sul biglietto da visita portato a Milanello dall’Olanda. In rossonero, subito un assist in Coppa Italia e 2 centri in altrettante gare di Serie A. In Champions, contro la sua ex squadra, l’ultimo squillo, datato 18 febbraio. Rientrato settimana scorsa con la Concacaf in valigia vinta in maglia Messico, ma anche con una caviglia gonfia, ha saltato comunque soltanto un allenamento (svolto a parte) ed è stato mandato in campo al Maradona per 35 minuti: 2 passaggi in avanti, 2 tiri, un rigore tra le braccia di Meret. Una rarità, per lui, che con il Feyenoord si è dimostrato una sorta di cecchino: 5 su 5 dagli 11 metri. Altra maledizione, per il Diavolo: in stagione, 4 stecche su 8 massime punizioni (le altre di Theo Hernandez, Abraham, Pulisic).
Gimenez sa anche che Jovic, domenica, in 11 minuti ha fatto molto di più: 4 passaggi in avanti, 3 tiri, un gol. Conceiçao ha visto, vede e fa scudo. Come dopo il ko contro Conte. Anzi, di più: "Pulisic ha fatto andare Santiago sul dischetto perché non segna da un po’. Sono cose di campo ed è il segnale di uno spogliatoio unito". E ancora, alla vigilia del derby: "Ieri in allenamento ha fatto diverse reti, bisogna lasciarlo tranquillo. Tantissimi giocatori hanno avuto bisogno di un periodo di adattamento al calcio italiano. Penso al mio caso: mi chiamavano “pippa“, poi con la Lazio, grazie a un mio gol, abbiamo vinto la Supercoppa contro la Juventus e sono diventato “pippina“. Lasciamo a Gimenez il suo spazio". Il Milan ha investito tanto sul giocatore: 32 milioni più bonus, a gennaio, con un contratto fino al 2029 da 2,5 milioni netti a stagione. Ha pagato molto, ma in campo lo sta servendo poco, soprattutto in profondità. E con quel poco, eccezion fatta per l’avvio, ha fatto pochissimo. Ma i numeri ci sono, il tempo è dalla sua, le occasioni non mancano. La prima, questa sera.
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