
Un drone spia. A destra, una veduta aerea del Joint Research Centre di Ispra
Milano – Si allunga l’ombra “locale” sul caso del drone spia di fabbricazione russa che a fine marzo ha sorvolato almeno sei volte il lago Maggiore nei pressi del Joint Research Centre di Ispra. Il procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco ha detto che le indagini si stanno concentrando anche “anche sulla presenza di una enclave filorussa residente in zona”. Tradotto: potrebbero esserci agenti italiani simpatizzanti di Vladimir Putin dietro l’atto di spionaggio. Gli inquirenti, inoltre, stanno verificando “altri sorvoli relativi all’ultimo periodo sulla no fly zone di cinque chilometri” che sovrasta il centro di ricerca europeo e alcuni stabilimenti di Leonardo, gigante dell’aerospazio e della difesa.
In questi giorni, i primi accertamenti avevano già ipotizzato che il drone fosse telecomandato da una distanza non eccessiva rispetto al centro di ricerca. Benché la frequenza radio intercettata dagli strumenti di rilevamento sia stata associata “a una fonte russa”, era emersa la possibilità che a manovrare il velivolo potessero essere stati “uno o più italiani con posizione filorusse”.
Spionaggio militare
Secondo le indiscrezioni emerse negli ultimi giorni, sono stati rilevati “sei passaggi in cinque giorni, due volte in una stessa giornata”. Dopo che l’allarme è scattato al quinto sorvolo il drone è svanito nel nulla. L’inchiesta della Procura di Milano è ancora nelle prime fasi, ma già si profila l’ipotesi di spionaggio politico o militare. E se il drone fosse stato inviato da Mosca, il caso assumerebbe un valore ancora più inquietante.
In quella zona, intorno al lago Maggiore, ci sono siti strategici sul piano militare ed è stato ipotizzato che la sicurezza dell’area sia stata compromessa, ma la Commissione europea ha rassicurato: “Non abbiamo osservato alcuna violazione da parte di droni della no fly zone sopra il sito Ispra della Commissione, né siamo a conoscenza di alcuna specifica minaccia alla sicurezza correlata”, sono state le parole del portavoce della Commissione Thomas Regnier. Nessun segreto pare sia stato violato, quindi.
Il Copasir al lavoro
Nel frattempo, il Copasir (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica) sta svolgendo un approfondimento sulla vicenda. Il Comitato si è riunito oggi per esaminare la proposta di relazione sull'attività svolta dall'organismo parlamentare. Nell'occasione si sarebbe anche parlato del caso-drone per le possibili implicazioni spionistiche.