
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: la tassa sulla salute l’avrebbe voluta a carico dei vecchi frontalieri
È tempo di tasse per i lavoratori frontalieri, in particolare per quelli con un rapporto di lavoro oltre confine successivo al 17 luglio del 2023 data di entrata in vigore dei nuovi accordi fiscali tra i due Stati. Per la prima volta il Canton Ticino ha trasmesso all’Italia informazioni ulle buste paga di 21mila connazionali che verranno messe a disposizione dell’Agenzia delle Entrate.
Sotto la lente 10.167 nuovi frontalieri e altri 11mila lavoratori italiani che risultano attivi in Canton Ticino ma risiedono al di fuori della fascia dei 20 chilometri dal confine o che non rientrano quotidianamente al loro domicilio principale in Italia, o ancora non figurano nella lista dei comuni riconosciuti dal Cantone. Un’operazione “storica” come l’ha definita Giordano Macchi, direttore della Divisione delle contribuzioni del Canton Ticino, visto che finora i frontalieri erano conosciuti dalle autorità italiane solo per il loro numero complessivo. La nuova regola vale solo per i nuovi frontalieri. Una presa di posizione, confermata anche in passato, che suona come un de profundis per la tassa sulla salute che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti avrebbe voluto a carico dei vecchi frontalieri. La gabella era stata introdotta già nella legge di Bilancio del 2024, rimanendo lettera morta, per essere riproposta quest’anno con l’obbligo di autodenuncia da parte dei lavoratori. "Se il governo italiano ci scrivesse per avere i dati dei vecchi frontalieri la risposta sarebbe negativa in quanto l’articolo 9 del Nuovo Accordo lo esclude. Se entrambi gli Stati lo volessero si dovrebbe rivedere l’accordo - spiega Macchi - Con la base giuridica attuale non si possono inviare i dati dei vecchi frontalieri". L’Accordo (art.7 )tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana sull’imposizione dei lavoratori frontalieri specifica che per i vecchi frontalieri è non vi sia cooperazione amministrativa, ossia non è previsto uno scambio di dati. Insieme alla privacy sono salve anche le tasche di questa categoria di lavoratori che per lo Stato avrebbero dovuto pagare tra il 3% e il 6% del reddito netto annuo, con importo minimo di 30 euro e importo massimo di 200 euro al mese. Roberto Canali