
Operazione della guardia di finanza
Borse firmate, oggetti preziosi e costosi viaggi in località esotiche: con i soldi che sottraeva a due società di cui teneva i conti presso uno studio di commercialisti di Busto Arsizio, una contabile di 53 anni si “permetteva“ spese lussuose e una vita decisamente al di sopra delle sue possibilità. Con l’accusa di appropriazione indebita pluriaggravata e continuata, la donna è stata arresta, ristretta ai domiciliari, in attesa dell’interrogatorio di garanzia. La guardia di finanza di Varese ha dato esecuzione anche a un provvedimento di sequestro emesso dal Tribunale di Busto Arsizio, per un valore pari a un milione 266 mila euro.
Le indagini condotte dalla Finanza di Saronno, coordinate dalla Procura di Busto Arsizio, sono partite ad aprile, quando l’amministratore unico di una delle due società derubate ha sporto formale denuncia contro la contabile per aver trasferito su propri conti personali, alcuni cointestati con la madre, parte del denaro in questione. Successivamente la guardia di finanza ha svolto una capillare analisi dei conti correnti, delle movimentazioni di denaro con bonifici dalle causali generiche e riferite a non meglio precisati rimborsi e spese, nonché delle tempistiche e delle modalità autorizzative delle operazioni, che hanno permesso di ricostruire un importo del reato in contestazione nettamente superiore a quello inizialmente segnalato all’atto della denuncia.
Dall’attività investigativa è emerso anche che l’indagata si era rivolta ad un’agenzia viaggi di Gallarate, quindi sono state ricostruite spese viaggi per circa 120mila euro, di cui 50mila euro per un viaggio in Polinesia Francese. Le indagini certosine dei finanzieri hanno permesso, dopo puntuali e scrupolosi riscontri, di ricostruire le operazioni illecite di prelevamento di denaro dai conti correnti delle due società che avevano sede presso uno studio commercialista di Busto Arsizio e di fornire all’autorità giudiziaria un completo quadro probatorio che ha consentito di dimostrare il reato di appropriazione indebita pluriaggravata.
Il Gip ha ritenuto attuale e concreto il pericolo di recidiva, così l’indagata è stata posta agli arresti domiciliari a disposizione dell’autorità giudiziaria, per l’interrogatorio di garanzia.