Busto Arsizio – "Mi sento liberato, questa parte della mia vita si è conclusa, anche se non ci sarà mai una giustizia che potrà riportare in vita mia mamma e mia sorella". Lo ha spiegato Nicolò Maja, dopo la condanna all'ergastolo del padre, Alessandro.

Dopo la lettura della sentenza il 23enne ha abbracciato il nonno Giulio Pivetta, lo zio Mirko e altri parenti presenti in aula. Giulio ha urlato, rivolto ad Alessandro Maja: "Sei contento adesso?". Poi è scoppiato in lacrime. "Quando mio padre è entrato in aula l'ho guardato, gli ho mostrato la t-shirt con la foto di mia mamma e di mia sorella - ha spiegato Nicolò Maja - e lui ha mandato un bacio, non so se rivolto a me o a loro".
La Corte d'Assise di Busto Arsizio ha condannato l'interior designer a versare un risarcimento di 900mila euro al figlio per il danno biologico subìto, e di 200mila euro per i danni morali a ognuna delle quattro parti civili, tra cui i nonni materni.
"Si tratta di una sentenza equa sia sotto il profilo penale sua sotto il profilo risarcitorio - ha sottolineato l'avvocato Stefano Bettinelli, legale di Nicolò Maja - anche se nulla potrà restituire a Nicolò quello che ha perso".